Tradimenti, infedeltà, uccisioni

Nell’Italia delle corti i racconti di vicende di infedeltà culminate con l’uccisione degli amanti come vendetta del marito tradito sono numerosi e per certi versi inquietanti.

L’episodio più famoso, reso immortale dai versi di Dante Alighieri, che sono una celebrazione dell’amore e un canto straziante della perdita, resta quello dell’incontro tra Francesca da Polenta, moglie di Gianciotto Malatesta, e il cognato Paolo. Ma se questo ha ispirato in modo sublime la vena di un poeta, altri ve ne sono il cui ricordo non si è prolungato nel tempo, di cui anzi nel tempo la notizia ha visto sfumare i contorni, perdere di definitezza.

Francesco I Gonzaga, signore di Mantova, per esempio, nel 1391 aveva fatto condannare alla decapitazione la moglie Agnese, figlia di Bernabò Visconti, dopo aver avuto prove certe della sua infedeltà, ma queste certezze, se mai vi furono, si sono perdute con il trascorrere degli anni; e per rimanere alla corte dei Gonzaga, quasi un secolo dopo, nel 1483, fu una Malatesta, Antonia, figlia naturale di Sigismondo, a rimanere vittima di una esecuzione frettolosa da parte del marito Rodolfo Gonzaga; mentre a Milano Filippo Maria Visconti fece celebrare nei confronti della moglie Beatrice di Tenda nel 1418 un processo per adulterio conclusosi con la decapitazione dei presunti colpevoli. La stessa accusa di infedeltà condusse alla morte Rengarda Alidosi, moglie di Andrea Malatesta e la figlia di quest’ultimo, Parisina, sposa di Nicolò III d’Este.

Sarebbe da chiedersi se, accanto alle ragioni di passione, fedeltà tradite, vendette, non ve ne siano altre che parlano di espedienti, modi disinvolti e facili per sbarazzarsi di una moglie divenuta all’improvviso ingombrante, perché sbarra la strada a un’amante più gradita o perché rappresenta una famiglia e un’alleanza ormai scomode o perché si mira più in alto là dove prima non si pensava di poter salire e dove ora il solo ostacolo è rappresentato dalla presenza di una moglie viva. L’infamia dell’accusa di adulterio basta da sola a perdere la vita di una donna, a isolarla dagli altri, a renderla invisa alla stessa famiglia d’origine, a esporla alle offese e alle ritorsioni di ogni genere.

Colpevole o innocente, ella non ha diritto alla difesa, inerme nelle mani di un marito, di un padre, di un fratello.

Pochi personaggi femminili, forse, si sono prestati al pari di Parisina d’Este a ricostruzioni di fantasia, letture soggettive, analisi psicologiche, manipolazioni letterarie degli accadimenti che l’hanno avuta come protagonista,  lussureggianti messe in scena che contrastano  con il vuoto desolante delle notizie archivistiche.

Nicolò III d'EsteOgni elemento della sua vita si prestava all’elaborazione di una tragedia da romanzo. Una nascita segnata dall’infelicità, l’infanzia vuota di affetti, il matrimonio con il potente signore di Ferrara, Nicolò III d’Este,  di cui erano noti la vita libertina e i numerosi figli illegittimi, la solitudine e l’improvviso incontro d’amore con Ugo, il giovane figlio del marito, la scoperta della relazione, la punizione feroce dei due amanti, hanno costruito un quadro di grande notorietà nel suo insieme, divulgato a livelli diversi, giunto fino a noi persino in una trasmissione orale che perpetua i caratteri più suggestivi della storia divenuta leggenda.

Tutto quello che ci è stato trasmesso su di lei è in qualche modo frutto di un’elaborazione narrativa, dalle testimonianze più veritiere, quelle delle cronache contemporanee, alle storie, ai romanzi, alle novelle, ai drammi, ai libretti  d’opera.

Nessuna fonte documentaria è rimasta a sostegno di interpretazioni sottoposte, per loro natura, a una forte carica di soggettività. Inoltre, le vicende stesse, se vere o false poco importa, si prestavano ad accendere bagliori di romanticismo, ad alimentare la fantasia, ad immaginare anche oltre il dovuto, a immobilizzare il divenire storico nell’attimo della passione amorosa, del conseguente adulterio, della scoperta dei due amanti e della punizione estrema.

Una ricostruzione ridondante di effetti, modulata secondo uno stereotipo che si ripete, al punto da offuscare la realtà, da far temere persino, nei momenti di maggiore incredulità, che tutto questo sia avvenuto davvero. Verità e leggenda intrecciate insieme, ormai divenute inscindibili, rimandano l’immagine di Parisina in un caleidoscopio di istantanee, bagliori inafferabili nella loro essenza, frammenti di uno specchio spezzato che non riusciamo a ricomporre.